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Il Mar Rosso (prima parte) by Maurizio Costa aka Mao

Prefazione
Questa trattazione non vuole essere un trattato scientifico, ma semplicemente un racconto, un tributo a questo splendido mare, e una dedica a tutti gli utenti di Reef Italia. Ho voluto utilizzare il materiale fotografico da me raccolto nei due viaggi a Sharm el Sheik, e altro materiale gentilmente concessomi dal nostro Pietro Cremone (dirk) e da altri due miei amici, il mio compagno di viaggio Adriano Frisoni e il Dott. Luca Ceredi laureato in biologia marina.
La documentazione letteraria è tratta dal testo “Mar Rosso” della White Star Publishers e marginalmente da altre fonti.

 
IL MAR ROSSO

Il mar Rosso è posto tra la placca africana e quella arabica, quindi è il risultato del loro lento allontanarsi. Alcuni geologi lo considerano un oceano in formazione, che in 150 milioni di anni potrebbe essere vasto quanto l’oceano Atlantico. Ci sono diverse teorie per cui questo mare è chiamato Mar Rosso, nessuna delle quali è definitiva. Attraverso la storia è stato anche definito come Golfo Arabico o Mare di Eritrea. Alcuni sostengono che il nome derivi dalla particolare colorazione rossa che assume l’acqua al tramonto, riflettendo le montagne della Penisola del Sinai. In ebraico queste montagne sono chiamate “Le montagne Rubino“. Altre teorie tengono conto di ipotetici errori di traduzioni avvenuti nel tempo. Comunque la spiegazione più accettata è che il nome Mar rosso sia dovuto alla marea di plancton rosso che ogni tanto si verifica. Questo fenomeno è causato dalla fioritura di un’ alga, la Trichodesmium Erythraem, che rende la superficie dell’acqua color rossiccio-marrone.

Questo mare si estende per circa 1900 km. A nord esso è delimitato dalla penisola del Sinai, la quale separa due golfi, quello di Suez a sinistra, quello di Aqaba a destra.
Il golfo di Suez è poco profondo, al massimo 90 mt., è caratterizzato da fondali piatti, lungo 250 km. e largo 32 km.

Il golfo di Aqaba, lungo 150 km. e largo 16 km, è invece molto più profondo, con due depressioni che arrivano a 1100 mt., a nord, e 1420 mt., a sud. Raggiunge la profondità massima lungo la costa est, a 1800 mt.

Il mar Rosso vero e proprio si allarga fino a raggiungere un massimo di 354 km. all’altezza di Massaia; poi si restringe gradualmente fino ai 26 km. dello stretto di Bab el-Mandab. In esso si possono distinguere tre fasce di profondità: la prima, in zona costiera, raggiunge i 500 mt., una intermedia che tocca i 1100 mt., e la zona centrale, che raggiunge i 1500-2000 mt.
Tra la superficie e i 50 mt. di profondità, sono ubicate le barriere coralline più variate e ricche del mar Rosso. Le formazioni coralline distribuite lungo la costa, sia orientale che occidentale, appartengono alla categoria delle barriere di frangenti, la cui ampiezza varia da pochi metri a circa un chilometro e la cui sommità spesso emerge durante la bassa marea.

Foto di Maurizio Costa 
Queste formazioni sorgono al di sopra di fondali rocciosi o di detriti compatti, di origine organica; tendono inoltre a svilupparsi in senso longitudinale, in direzione del mare aperto. Questo porta a una progressiva estensione della barriera verso il largo e alla formazione di canali paralleli alla costa, che in alcuni casi, soprattutto verso il Sudan, possono diventare così ampi da assumere l’aspetto di lagune.

Un’altra caratteristica delle barriere dei frangenti è che i reef sono interrotti, soprattutto in corrispondenza delle valli che si aprono nella terraferma, da stretti canali che continuano il letto di antichi fiumi, o di fiumi odierni che si formano durante la stagione della piogge. A seconda delle località questi canali prendono il nome di sharm o di marsa.

Tuttavia le barriere di frangenti non sono le uniche formazioni coralline del Mar Rosso: al largo delle coste, in corrispondenza di antichi fondali rocciosi, i quali un tempo erano emersi, si sono insediati coralli, la cui crescita è andata di pari passo con il continuo aumento del livello del mare, così da portare alla comparsa di isole coralline e di barriere madreporiche lunghe anche alcuni chilometri, le quali sovrastano fondali molto ripidi, che raggiungono rapidamente i 500-800 metri.

L’aspetto interessante è che i coralli presenti nel Mar Rosso, soprattutto in certe aree, devono considerarsi un’anomalia, in quanto questo mare si estende molto a nord, fino ad una latitudine di 30° N, dove normalmente le condizioni climatiche sono tali da non permettere la formazione di barriere coralline. Il Mar Rosso invece, per la sua forma e soprattutto per la caratteristica di essere quasi un mare chiuso, è insolitamente caldo. Si registrano infatti temperature minime nel periodo invernale, intorno ai 20-22° C nella parte settentrionale, e intorno ai 27° C nella parte centro-meridionale. Le temperature massime registrate si aggirano intorno ai 30-32° C, anche se in alcune baie chiuse si possono raggiungere anche i 45° C. Inoltre a causa della scarsità delle piogge, dell’elevata evaporazione dovuta all’alta temperatura e allo scarso ricambio con i mari vicini, il Mar Rosso è caratterizzato da una elevata salinità, fino a 38-40 per mille, con punte fino oltre il 45 per mille


STRUTTURA E COMPOSIZIONE DELLE BARRIERE CORALLINE


Le barriere coralline sono immense formazioni calcaree, di cui solo la parte esterna è veramente viva. Queste hanno una crescita lenta, in media circa un centimetro l’anno, e sono il frutto di un’incessante sviluppo di organismi animali, comunemente chiamati coralli, anche se il termine esatto dovrebbe essere madrepore.

Costituiti da una parte esterna viva, formata da un tessuto e da numerosi tentacoli, il polipo, e da una parte calcarea a forma di coppa, il corallite, i madreporari sono organismi che vivono in colonie di forme e dimensioni variabili, supportate da uno scheletro rigido formato da carbonato di calcio e altri sali minerali prelevati dall’acqua del mare.

Nel Mar Rosso gli scienziati hanno riconosciuto l’esistenza di oltre 170 specie, quali acropore e montipore, fungia e porites, favia e favites, stylophora, pavona, leptoseris e cycloseris.
La distribuzione di queste specie è legata principalmente alle condizioni ambientali, trasparenza, profondità e correnti delle acque. Quindi immergendosi in vicinanza della riva e nuotando verso il largo, troveremo per prime colonie di stylophora della famiglia dei pocipolloridi. Queste colonie ramificate con le punte arrotondate, possono assumere colori che vanno dal bianco al rosa al porpora.

Stylophora sp. Foto di Maurizio Costa 
Pocillopora sp. Foto di Maurizio Costa

Stylophora sp. Foto di Maurizio Costa

Procedendo verso il largo ci imbatteremo sicuramente in colonie di favie e favites, le cui strutture sono massicce, arrotondate o colonnari, e presentano dei corallini che somigliano alle cellette dei favi delle api, da cui prendono il nome.

Favites sp. Foto di Luca Ceredi 
Favia sp. Foto di Maurizio Costa 
Incontreremo inoltre specie del genere porites i quali indicano zone di acque riparate con fondali sabbiosi. Si tratta di grosse colonie di solito di forma arrotondata che assomigliano a massi di roccia compatta, di colore chiaro, dove spesso si annidano splendidi vermi albero di Natale (spirobanchus giganteus).

Porites sp. Foto di Maurizio Costa 
Le zone del reef più esterne e quindi più esposte sono caratterizzate dalla presenza di colonie del genere acropora, le quali vengono considerate la madrepora per eccellenza. Formano generalmente ramificazioni definite a corna di cervo, che sono molto frequenti nella zona dei primi 10 metri di profondità della barriera rivolta verso il mare aperto.

Acropora sp. Foto di Maurizio Costa 
Acropora sp. Foto di Maurizio Costa 
Acropora sp. Foto di Maurizio Costa 
Acropora sp. Foto di Maurizio Costa 
Acropora sp. Foto di Maurizio Costa 
Acropora sp. Foto di Maurizio Costa    Acropora sp. Foto di Maurizio Costa Acropora sp. Foto di Maurizio Costa
 Acropora sp. Foto di Maurizio Costa    Seriatopora Hystrix sp. Foto di Maurizio Costa
 Acropora sp. Foto di Maurizio Costa 
A maggiori profondità le acropore tendono ad allargarsi, formando colonie tabulari a piattaforma oppure ad ombrello con ampie superfici, sostenute da una base a modi colonna.
Acropora sp. Foto di Maurizio Costa
Acropora sp. Foto di Maurizio Costa
Acropora sp. Foto di Maurizio Costa
Acropora sp. Foto di Maurizio Costa 
Spettacolari sono le colonie del genere tubastrea.
Tubastrea micrantha Foto di Pietro Cremone

Dal fondale possono inoltre spuntare ad esempio coralli duri del genere turbinaria.

Turbinaria sp. Foto di Luca Ceredi

Accanto ai madreporari vi sono inoltre altri organismi coloniali: le gorgonie e i coralli molli. Le gorgonie hanno uno scheletro corneo, rigido ma elastico che tende a svilupparsi in senso perpendicolare alla corrente, occupano la parte più esterna della barriera e le zone meno illuminate. Normalmente hanno una forma quindi ad albero, anche se esistono tipi che somigliano a lunghi steli.

Gorgonia sp. Foto di Pietro Cremone
Gorgonia sp. Foto di Maurizio Costa
Gorgonia sp. Foto di Maurizio Costa
Nel Mar Rosso le gorgonie non sono particolarmente abbondanti, al contrario sono molto diffusi i coralli molli. La consistenza di questi è tenera o gommosa, in quanto sono privi di scheletro.
Alcionaro sp. Foto di Adriano Frisoni 
Alcionaro sp. Foto di Adriano Frisoni 
Alcionaro sp. Foto di Luca Ceredi   Alcionaro sp. Foto di Pietro Cremone  
Xenia sp. Foto di Maurizio Costa 
Sarcophyton sp. Foto di Maurizio Costa
I coralli molli sono già frequenti nei primi 15 metri dalla superficie, dove si trovano anche molti animali del genere attinia e molte spugne.
Attinia sp. Foto di Pietro Cremone Attinia sp. Foto di Luca Ceredi Spugna sp. Foto di Luca Ceredi  Spugna sp. Foto di Luca Ceredi  Spugna sp. Foto di Luca Ceredi 
Tutti questi organismi sono carnivori, ed è per questo che è più facile vederli espansi nelle ore notturne, periodo in cui possono addirittura triplicare l’estensione dei polipi.

I PESCI DEL MAR ROSSO

La fauna ittica del Mar Rosso dimostra notevoli affinità con quella dell’Oceano Indiano, trattandosi in pratica di una diramazione di quest’ultimo. Comunque grazie alle sue caratteristiche di mare quasi chiuso, e alla sua storia evolutiva di 40 milioni di anni, occorre prendere atto che circa il 17% delle oltre mille specie che popolano il Mar Rosso, sono endemiche.

Il motivo principale della ricchezza di vita dei fondali, è dovuta al fatto che quest’ambiente si presenta complesso e variato come i suoi abitanti. I reef del Mar Rosso sono continuamente mutevoli, accidentati e interrotti da fessure, crepacci, intercalati di formazioni colonnari o a piattaforma, che delimitano sabbie e vere e proprie praterie sottomarine: in questo modo si ha una infinita varietà di habitat. Ogni specie vi trova l’ambiente ideale dove vivere cacciare e riprodursi. Tutti vi trovano cibo che può essere costituito da alghe, plancton, altri pesci, polipi, detriti.

Ma la barriera corallina non varia soltanto per la forma, esistono altri parametri legati alla profondità, alle correnti, alla temperatura, alla luminosità, per cui le combinazioni abitative aumentano notevolmente.

L’effetto finale di tutto ciò, è la ricchezza di vita che fa si che in poco spazio possano vivere centinaia di pesci e invertebrati in perfetto equilibrio, anche se di specie differenti.
Nonostante siano tanto evidenti all’occhio umano i colori dei pesci, non lo sono ugualmente agli occhi dei loro simili, in molti casi queste coreografie di colore servono a mascherare e a nascondere.

Ad esempio le frequenti macchie ocellate poste in prossimità della coda o sulla pinna dorsale, così come bande più scure che spesso ricoprono gli occhi, hanno lo scopo di ingannare eventuali aggressori, scambiando queste macchie per gli occhi, vengono deviati ad attaccare parti non vitali, e opposti alla direzione di fuga del malcapitato.

Chaetodon austriacus (pesce farfalla austriaco) Foto di Pietro Cremone 
Allo stesso modo, vivaci livree a macchie o strisce di colori contrastanti, servono a rendere illeggibile la sagoma del pesce, a scomporla in tante tessere e a confonderle quindi con il resto del reef.
Heniochus diphreutes (pesce farfalla dal vessillo) Foto di Luca Ceredi 
I colori inoltre non hanno solo lo scopo di deviare e confondere, ma in alcuni casi hanno anche la funzione di trasmettere messaggi precisi. Ad esempio le cernie possono cambiare rapidamente la loro colorazione, a seconda che di sentano aggredite, tranquille o che stiano dormendo.
Nel caso dei labridi o dei pesci pappagallo, le differenti colorazioni hanno lo scopo di identificare l’uno o l’altro sesso, e la maturità sessuale.
Altrettanto variate sono le forme che i pesci possono assumere: si potranno incontrare pesci di forma serpentina (come murene, pesci ago, pesci flauto), di forma affusolata (cernie, labridi, carangidi), di forma globosa (pesci palla), di forma piatta (pesci angelo, chirurghi, farfalla, balestra,lima), di forma appiattita (razze, aquile di mare, mante). Anche la forma è caratteristica delle abitudini di ogni specie.

Fistularia commersonii (pesce flauto) Foto di Maurizio Costa 
Syngnathus sp. (pesce ago) Foto di Maurizio Costa 
Carangoides fulvoguttatus (carango giallo) Foto di Maurizio Costa 
Arothron stellatus (pesce palla stellato) Foto di Adriano Frisoni   Zebrasoma desjardinii (pesce chirurgo dalle pinne a vela) Foto di Maurizio Costa  Aluterus scriptus (pesce lima ornato) Foto di Maurizio Costa 
Le colonie di madrepore ospitano quasi sempre popolazioni di piccoli pesci. Le damigelle dalla coda bianca (dascyllus aruanus), le castagnole azzurre (chromis caerulea), o verdi (chromis virdis), gli anthias (pseudanthias squamipinnis), sono solo alcune delle varietà che possono trovare riparo in queste formazioni.

Chromis viridis (castagnola verde) Foto di Maurizio Costa 
Pseudanthias squamipinnis (anthias) Foto di Luca Ceredi
Spesso sotto le formazioni ad ombrello delle acropore si possono incontrare pesci angelo, pesci farfalla, pesci chirurgo, mentre nel fondo sabbioso trigoni a macchie blu (taeniuralymma)
Pygoplites diacanthus e Pomacanthus imperator Foto di Pietro Cremone 
La parte più ricca di vita rimane quella esterna, spesso frequentata da pesci predatori più grandi, come carangidi, barracuda e squali. Di quest’ultimi vivono in Mar Rosso una trentina di specie.

Le due specie più frequenti di squali sono il pinna bianca (triaenodon obesus) e il pinna nera (carcharhinus melanopterus). In acque più profonde, tra i 10 e i 50 metri è possibile imbattersi con esemplari di squali grigi di scogliera (carcharhinus amblyrhynchos) e squali coda nera (carcharhinus wheeleri), mentre sotto le grotte o sotto qualche formazione corallina si trovano squali nutrice (nebrius ferrugineus). Più rari e anche più pericolosi sono lo squalo tigre (galeocerdo cuvieri), squali mako (isurus glaucus) e squali martello (sphyrna sp.) i quali contano due specie: lo squalo martelllo festonato, che misura tra i 2 e i 4 metri e vive in branchi di quaranta e più esemplari. L’atra specie è lo squalo martello maggiore, più grande, può raggiungere i 6 metri di lunghezza, ha un’enorme pinna dorsale e caudale, tende ad essere solitario. Assolutamente innocuo è invece lo squalo balena (rhincodon typus) che può raggiungere i venti metri di lunghezza: gli esemplari che vengono avvistati nel Mar Rosso sono esemplari giovani, tra i 3 e i 10 metri. Lungo la costa è facile incontrare altri tipi di squali assolutamente innocui, come lo squalo leopardo (stegostoma fasciatum), lo squalo violino (rhynchobatus djiddensis).

Rhynchobatus djiddensis (squalo violino) Foto di Luca Ceredi 
Fra i grossi predatori che giungono dal mare aperto occorre indicare i barracuda (sphyraena barracuda, s.qenie) e i carangidi (caranx melampygus, c. sexfasciatus, c.ignobilis).

Sphyraena barracuda (barracuda) Foto di Pietro Cremone 
Affascinanti sono le aquile di mare (aetobatus marinari), le mante giganti (manta birostris), le mobule (mobula diabolus) e varie specie di trigoni, il più famoso è quello a macchie blu (taeniura lymma). E’ facile inoltre imbattersi in grossi pesci napoleone (cheilinus undulatus), pesci pappagallo (scarus sp.) di diverse varietà, pesci unicorno (naso sp.) e sciami di pesci fucilieri (cesio sp.).

Himanthura uarnak (trigone marmorato) Foto di Maurizio Costa 
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Taeniura lymma (trigone a macchie blu) Foto di Maurizio Costa

Torpedo marmorata (torpedine marmorizzata) Foto di Maurizio Costa
 
Anche se un’immersione presso una barriera corallina è un’esperienza affascinante, occorre tenere presente che essa può presentare pericoli, i quali possono diventare reali, soprattutto se non sono conosciuti.
Alcuni animali potenzialmente pericolosi, come squali, barracuda, murene e pesci scorpione sono noti a tutti, ma non sono gli unici. Meno “famosi” sono i pesci pietra, veri (synanceia verrucosa) e falsi (scorpaenopsis diabolus), temibili per le potenti spine velenifere che ricoprono la schiena, ma anche per la loro colorazione mimetica che li rende difficili da individuare. Spesso sottovalutato è il pesce balestra titano (balistoides viridescens) che in certe situazioni può diventare molto aggressivo. Altrettanto pericolosi sono i cosiddetti coralli di fuoco (millepora dichotoma, millepora platyphylla) dotati di potenti cellule urticanti in grado da produrre “bruciature” che possono facilmente infettarsi. Molluschi del genere conus sono capaci di lanciare piccoli dardi avvelenati, e ricci di mare, sia i diadema dalle lunghe spine, sia gli astenosoma, la cui colorazione vivace può attirare la nostra curiosità, ma in realtà dovremmo fare attenzione alle loro spine.


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Ringrazio il forum Reefitalia (con il quale collaboro) ed in particolar modo l'amministratore Mauro Milanesi, per avermi autorizzato alla pubblicazione dell'articolo.


Daniele Russo