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Le Caridine "Gamberetti decorativi e non solo" di Nino Sommaripa

Non è un caso il fatto che stia scrivendo di acqua dolce e di uno dei suoi abitanti più apprezzati negli ultimi tempi dagli hobbysti di tutto il mondo. La storia comincia dai primi anni ‘90. Già da qualche anno allevavo pesci di acqua dolce allo scopo di farli riprodurre e avere informazioni utili per gli acquariofili di quei tempi; venni a conoscenza delle vasche del Sig. Takashi Amano, splendidi scenari naturali il cui scopo era ricreare ambienti esterni pieni di vita e soprattutto piante. Erano gli acquari Zen che cominciavano a prendere piede anche qui in Italia. Era il 1994 a Napoli. La mia passione per il Giappone ed in genere per la cultura orientale, in particolare quella di Cina e Corea, mi fece accostare a questo mondo meraviglioso con le sue affascinanti visioni fino ad allora ammirate semplicemente su fotografie ed in un prezioso libro gentilmente regalatomi da un acquariofilo barese. Cominciai quindi ad allestire le mie prime vasche Zen giapponese: ricche di piante, fitti prati lussureggianti di vari muschi acquatici, fino ad allora utilizzati con l’unico scopo di fornire riparo per gli avannotti, il tutto racchiuso in un disegno chiamato Layout. Ma con le piante vennero fuori come sempre i problemi algali e Amano San diede i suoi consigli sul come risolverli, tra i vari metodi naturali citò per la prima volta per noi occidentali il nome di un gamberetto che amava consumare le alghe infestanti dei nostri acquari: la Caridina japonica.


vasca allevamento
caridina japonica
La Caridina japonica è un gamberetto proveniente dall’Asia, di tenue colorazione, quasi del tutto trasparente e con una serie di puntini lungo la parte inferiore del corpo, di grande utilità dicevo per la lotta contro le alghe infestanti e in particolare quelle filamentose. Talvolta capitava che tra gli arrivi di quei tempi, pescati naturalmente, ci fossero dei soggetti con una colorazione diversa, di cui alcune specie nuove per noi: dotati di un rostro lunghissimo, di sfumature blu, rosse, addirittura alcuni talmente piccoli da venire battezzati ”shrimp bee” dai popoli anglosassoni popoli anglosassoni perché somiglianti a delle piccole api. Volevo avere maggiori informazioni su questi piccoli esseri, ma purtroppo le notizie dell’epoca erano scarsissime, io non possedevo ancora un computer ed Internet per me era una fantasia lontana; decisi quindi di rivolgermi ad un mio carissimo amico, Antonio Piccolo, grande appassionato di gamberetti e pesci in genere, nonché ottimo fotografo naturalista. Fu proprio lui a darmi le prime nozioni.


black Mosura portatore di gene TB
red cherry
black crystal grado S
orange snow

white snow
hinomaru 
Passarono gli anni, l’acquario d’acqua dolce mi rimaneva sempre nel cuore ma le mie attenzioni e curiosità si spostarono verso l’acquariologia marina. Accantonando per qualche tempo il mio studio sulle Caridine, tale passione ritornò prepotentemente circa un anno fa, per cui mi decisi a riprendere in mano le mie ricerche sulle Caridine ed i loro conspecifici. Allestii una vaschetta commerciale da 25 litri e a dispetto dei materiali usati dai vari allevatori ed hobbisti decisi di sperimentare come fondo un terriccio allofano della Elos e per filtraggio un filtro a zainetto contenente lana di perlon con zeolite e carbone. Scelsi per ricominciare i gamberetti della specie eteropoda tra cui le varietà più rinomate, le Cherry e le Sakura (sono Cherry il cui colore viene forzato con una alimentazione a base di betacarotenoidi). Ero a conoscenza della loro prolificità ma non avrei mai immaginato si riproducessero con tale frequenza..In brevissimo tempo la vaschetta venne letteralmente invasa da piccoli gamberetti, 
molti dei quali di un rosso intenso ed altri quasi trasparenti.  





Era il momento di dedicare loro una vasca più capiente ed idonea alle loro esigenze. Ne regalai parecchi, alcuni amici come Sabbia, Strano, BIMBO, Ippocampus, Gaer16, Pocho82 e tanti altri, che come me stanno avendo ancora riproduzioni di questi gamberetti. Arrivò il momento di fare il grande passo: volevo riuscire ad avere una varietà specifica, la Crystal, e tentarne la riproduzione. Le Neocaridina cantonensis, bellissimi animaletti dalle varietà di colore ottenute dall’uomo con colorazioni nette ed evidenti di bianco, rosso o nero, partendo dai soggetti ancestrali di colorazione marroncina tendente al rossastro. Questi gamberetti sono un po’ più delicati delle cherry e richiedono valori stabili tendenti al tenero con un pH di 7,20, un KH tra 0 e 4 e temperature più basse, circa 22/24 gradi; una ambientazione ricca di muschi; quasi assenza di piante in modo da evitare a priori di usare fertilizzanti che potrebbero essere nocivi per questi animali. Mi procurai quindi alcuni soggetti prelevati da allevamenti italiani, tedeschi e olandesi di svariati gradi selezione; non dovetti attendere molto per avere le prime soddisfazioni da questi gamberetti , rimasi quasi senza fiato quando dopo poco tempo mi accorsi dei primi piccoli, erano bellissimi, circa una ventina e quasi tutti di varietà Red Crystal: il cuore prese a battermi talmente forte per l’emozione che stavo provando, erano anni che non provavo una gioia simile. Erano di grado alto, alcune grado SS Tiger Toot, SV band, SS Hinomaru e SS+ doppio Hinomaru. Le riproduzioni si susseguivano ripetutamente, questi gamberetti se mantenuti in maniera adeguata partoriscono ogni 20/30 giorni dalle 20 alle 40 larve. Dalle riproduzioni successive ottenni alcune Mosura, la mia preferita, alcune di grado SSSS withe e orange snow e tra le ultime alcuni soggetti TB, la colorazione dei piccoli è quasi impeccabile, il bianco luminoso e il rosso che rispecchia il cristallo amato dagli asiatici. 

Come alimentare i nostri gamberetti

Anche se esistono vari marchi specializzati nella alimentazione dei gamberi e la maggior parte sono giapponesi ( ovviamente), ho scelto (e con me hanno accettato gli amici con cui sto convivendo tante emozioni) di non usare questi marchi blasonati ma puntare su prodotti reperibili facilmente in commercio di marchi più conosciuti quali Tetra, Sera, Zoomed con ottimi risultati. Compresse per pesci da fondo rigide o morbide, fiocchi a base di carotenoidi, micropellet, granuli e alimenti per avannotti in polvere ricchi di uova e vegetali. Zeoliti per il contenimento dell’ammoniaca ( questi animaletti hanno necessità di mangiare continuamente e la zeolite garantisce la assimilazione dell’ammoniaca rilasciata dai mangimi), serve dell’argilla per garantire la presenza di metalli come l’alluminio e ho trovato un great per colombi che ha sostituito egregiamente quello che vendono di produzione giapponese. Il calcio è fondamentale per l’ispessimento del carapace ed in questo caso mi è tornato utile quello in polvere per tartarughine, per la muta hanno bisogno di iodio e questo elemento possiamo ottenerlo con la somministrazione alghe secche Nori o similari, molti sono i vegetali ben accetti dalle Neocaridine e li troviamo facilmente nel frigorifero di casa come zucchine, fagiolini, carote sbollentate, ben accette saranno le foglie di Faggio, Acero ( tridente, desosho etc.) Pistacchio cinese o coreano, Castagno, che mangeranno appena cominciano a decomporsi. Molto utili sono le foglie di Catappa (Mandorlo indiano) o i tronchetti di Catappa che rilasciando acidi umici e tannini garantiscono la salute dei nostri amichetti; sceglieremo le foglie non troppo grandi per avere maggior quantità di principio attivo, anche i piselli decorticati vanno bene ma pur sempre sbollentati. Ottime sono le foglie fresche o secche di Ortica, ricche di potassio e Sali minerali, buone per la colorazione brillante del bianco così come le foglie di Gelso, usate da sempre in Asia e non, per ottenere la seta dei bachi più bianca possibile. Saranno utili somministrazioni di prodotti vitaminici per acquario, amminoacidi per garantire la salubrità dell’acqua; aggiungeremo regolarmente attivatori batterici in polvere o liquidi, preferendo quelli in polvere, molto utili per le larve.




Manutenzione.

Le Neocaridine staranno bene se osserviamo un regolare cambio di acqua settimanalmente con l’aggiunta di batteri ed enzimi, i valori dovranno essere identici a quelli della vasca.  

Conclusioni.

Questo mio sunto è parte delle esperienze che sto accumulando con l’allevamento delle Neocaridine che man mano spero aumenteranno. Ho volutamente tralasciato di fare schede tecniche per invogliarVi ad andare su siti che parlano nello specifico dei gamberetti, là dove ho cominciato a saperne di più e grazie ai quali continuo ad accumulare informazioni.
Ringrazio Reefitalia per avermi dato la possibilità di provare ad avvicinarvi al mondo delle Caridine scrivendo sul nostro Magazine.

Un grazie a tutti e buon divertimento

Nino Sommaripa aka Nikkio 

http://www.caridine.it/ 
http://www.shrimpsofsulawesi.info/ 
http://www.oceanproaquatics.com

Questo e tanti altri meravigliosi articoli, li trovate disponibili anche qui 
Ringrazio il forum Reefitalia (con il quale collaboro) ed in particolar modo l'amministratore Mauro Milanesi, per avermi autorizzato alla pubblicazione dell'articolo.


Daniele Russo